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Il Castello di Madruzzo
Antica residenza vescovile del XII secolo.


II castello di Madruzzo è situato sulla spianata sommitale del dosso roccioso al quale si accede per un'ardita strada cinquecentesca scavata nella rupe ammancata di macchie di lecci. II luogo infatti, è favorito da un clima molto vicino a quello gardesano. II castello, menzionato a partire dalla metà del XII secolo, presenta una parte medievale (torri di Gumpone e di Boninsegna), arcigna, turrita e merlata, e una parte rinascimentale con la simmetrica residenza del signore. Della prima, tenacemente resistono le grandi muraglie ricostruite del Quattrocento, epoca in cui le due massicce torri del XII secolo furono sopraelevate, la seconda (palazzo di Giangaudenzio) invece, è stata restaurata nel 1964.
II castello fu di due famiglie Madruzzo ben distinte: una, che prese il nome dal paese sottostante, lo costruì e si estinse nel XV secolo, l'altra, più nota per aver dato al Principato di Trento quattro vescovi, tra cui tre cardinali (dal 1539 al 1658), era originaria della Valle di Non e si è parimenti estinta dopo meno di due secoli di intenso splendore. Gumpone di Madruzzo fioriva tra il I 155 e il 1210 ed era un influente ministeriale vescovile dell'epoca. La più antica "carta di Castel Madruzzo" è quella del codice Wanghiano del 29 novembre 116 1. Adelpreto, principe e vescovo di Trento, investì Gumpone e suo nipote Boninsegna dei due "casamenti" che si stavano costruendo sul dosso di Madruzzo affidando loro la custodia del castello con l'obbligo di tenerlo sempre a disposizione del vescovo e delle sue genti.
Una ventina di giorni dopo, il 16 dicembre, il vescovo concedeva a Gumpone e al nipote la facoltà di costringere i contadini, che godevano del diritto di asilo entro il recinto fortificato, a concorrere alla custodia del castello. Estintasi verso la fine del XIV secolo la primitiva famiglia, il castello passò per eredità ai Roccabruna chenel 1441 lo vendettero a Sigismondo Stetten, capitano di Castel Pergine. Poco dopo venne in possesso dei signori di Nanno, in Valle di Non, il cui ramo stabilitosi nellaValle di Cavedine, si chiamò di Madruzzo. II palazzo di Giangaudenzio ospitò, durante il Concilio di Trento diversi personaggi illustri, quali il conte di Luna, ambasciatore di Carlo V All'estinzione dei Madruzzo ( 1658) il castello passò per eredità ai marchesi di Lenoncourt e quindi ai marchesi del Carretto di Genova e fu oggetto di lunghe cause e processi fra gli eredi dei Madruzzo e la MensaVescovile di Trento.
Fu occupato, spogliato e dato alle fiamme dalle truppe del generale Vendòme (1703), che non risparmiarono nemmeno il parco dei lecci popolato di cervi.
Quel vasto parco di quasi dodici ettari cintato da un muro che corre tutto attorno all'orlo della rupe, è caratterizzato tuttora da formazioni di leccio e di altre querce che investono anche le costiere rocciose attigue. Castel Madruzzo fu in parte restaurato, nella seconda metà del secolo scorso, dai Larcher che elevarono il palazzo di Giangaudenzio a dimora estiva ospitandovi, fra gli altri noti personaggi, il generale Oreste Baratieri e Antonio Fogazzaro. L'ultima ampia e saggia opera di restauro fu condotta dai Montagna di Milano che acquistarono il castello nel 1964 adattandolo per un certo periodo a residenza-albergo, sede di importanti manifestazioni culturali.
A Castel Madruzzo è legato questo simpatico racconto: ..."e mi sovvenne allora la storia di quel Renato che, andato a Roma per ottenere la grazia dal Pontefice, n'ebbe la più energica ripulsa, ed egli s'adirò a tal segno che schiaffeggiò lo stesso Pontefice.
Ma la punizione lo aspettava. Ritornato nei suoi dominii, cadde fulminato alla porta del castello". Storia o leggenda, è stata raccolta dalla bocca del popolo, che vi indica ancora sulla porta del maniero una croce posta a memoria del tragico evento.


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