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 Il fondatore: don Francesco Negri (1856-1934)

Propugnatore e anima della “resurrezione economica” della Valle di Cavedine,
fu il primo Presidente della Cassa Rurale (1897-1903)
e primo direttore dell’Officina Elettrico-Industriale (1898-1903).

Francesco Negri nasce a Tres il 16 novembre 1856. Ordinato sacerdote alla fine di giugno del 1894, l’anno seguente è destinato come cooperatore a Predazzo, quindi, dalla fine del 1896 fino al 07 luglio 1903 come parroco a Cavedine. Nella parrocchia di Cavedine, don Negri trova una realtà recettiva alla cooperazione, esistendo già dal 1892 una “Società mutua di sovvenzione agricola” sorta, su iniziativa dei contadini di Cavedine, Brusino, Vigo e Stravino, con il sostegno del Consiglio provinciale d’agricoltura di Trento.
Infatti, l’obiettivo di tale società si avvicina molto a quello delle casse raiffesiane, ossia “somministrare ai propri soci col credito non solo scorte morte (concimi, solfato di rame, …) ma anche metterli in grado di acquistarsi gli animali occorrenti. La Società utilizza i mutui della Banca cooperativa di Trento, ma le procedure farraginose di questo istituto contrastano con quelle più semplici delle casse rurali, le quali possono contare, dato il loro carattere cattolico, pure sul maggiore consenso della popolazione.
Con l’appoggio di queste ultime don Negri fonda, sul finire del 1897, la Cassa Rurale di Risparmio e Prestiti di Cavedine, riuscendo a incorporare, in poco più di un mese, una sessantina di soci della Società mutua di sovvenzione agricola in scioglimento, nonché il suo fondo di riserva che ammonta a 500 fiorini. A testimonianza del fatto che questo passaggio di società avviene senza traumi è sufficiente notare che il presidente della Società mutua, Agostino Pasolli, diviene presidente della Società agricola operaia cattolica, fondata nel 1899 e, quando don Negri viene trasferito, assume la carica di presidente della Cassa Rurale, mantenendola fino al 1906.
Comunque don Negri, risolto il problema del credito, comincia a pensare come investire le risorse naturali disponibili nel modo più appropriato per il bene dei suoi parrocchiani, per questo opta per la cooperazione di tipo produttivo sicuramente atta a creare altri nuovi posti di lavoro. Da qui la promozione di una Officina elettrico-industriale: nel dicembre del 1898 il paese di Cavedine ospita ed è il primo esempio di cooperazione di produzione industriale del Trentino. L’Officina, di cui don Negri è il primo direttore, applica la forza a vapore per azionare il mulino e la sega. Questa meccanizzazione e la centrale idroelettrica, che produce carbone bianco, segnano l’inizio di nuove forme di sviluppo per la zona. Inoltre la sede dell’Officina diviene il centro ed il modello del sistema cooperativo. Vi trovano posto la Cassa Rurale, la sede della Società agricola operaia cattolica, il mulino, la segheria, il deposito ed un magazzino-spaccio di scorte agrarie. La società, data l’esiguità dello spazio nella sede, decide in seguito di completare il programma cooperativo rilevando la filiale di Stravino dalla Famiglia cooperativa di Lasino e affittando locali privati per la costruzione del panificio, della cantina e del caseificio sociale (1903).
Con tali opere don Negri si fa portatore, promulgatore ed esempio di cosa realmente intendono sia il Lanzerotti che il Comitato diocesano per “risorgimento economico trentino”. Le forme cooperative di consumo, credito e produzione sono coniugate sinergicamente in un unico sistema logistico. In un’economia di autoconsumo, prevalente in Trentino, si innesca così un proficuo ramo cooperativo. In parole semplici il credito finanzia l’energia per la produzione del prodotto che viene commercializzato e consumato dagli stessi utenti che finanziano il credito. Il tutto lasciando immutati sia la struttura della piccola proprietà privata sia l’atavico rapporto con la propria terra e la comunità di appartenenza, rifuggendo dal proletarizzazione tanto condannata dai teologi cristiano sociali quali “l’illustre, venerato e santo maestro” come ama definire il Lanzerotti il prof. Giuseppe Toniolo.
A Cavedine don Negri crea così il modello della resurrezione cattolica, che le direttive del Comitato diocesano trentino stanno cercando di diffondere e, da questo momento, di fare imitare ovunque in provincia. Non a caso, perciò, è estremamente gradita agli organi cooperativi centrali l’elezione del concreto don Negri a consigliere, sul finire del 1899, della prima direzione del SAIT. Quando nel 1903 don Negri passa al decanato di Cles, affida nelle mani di don Giuseppe Pedrotti a Cavedine la prova fattibile di una completa e funzionante organizzazione cooperativa, tanto teorizzata e propagandata dal Lanzerotti.
A Cles procede il suo cammino spirituale, continuando a dedicarsi ai suoi studi e agli scritti di cultura e di agricoltura, ma non smette di occuparsi di coooperazione. Suo malgrado, però, mons. Negri deve intervenire presso il vescovo C. Endici per far presente che la causa dell’avvenuto dissesto sia da attribuirsi alla cattiva amministrazione, ma soprattutto alla “confusione generale della gestione di affari comunitari e affari privati, determinata anche da un comportamento poco chiaro del clero”. Mons. Francesco Negri fra il 1910 e il 1915 è Consultores del Consilium Vigilantiae della Curia, nel 1915 è arcipresbite, quindi nel 1929 diventa decano. Muore a Cles il 26 febbraio 1934.

(fonte: "Le radici della cooperazione di consumo trentino" - Fabio Giacomoni, Renzo Tommasi)


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